mercoledì 6 febbraio 2019

2026

Il Maestro diceva:
"Rifletti sempre su qual è la natura dei tuoi pensieri.
Se non riesci a farlo, chiamali a voce.
Se non rispondono, scrivi.
Se non c'è scrittura adatta, svuota la mente."

Qual è la vera natura della situazione in cui ci troviamo?
Siamo tornati indietro? Siamo in un'illusione? Un sogno dentro al sogno che è la vita stessa?

Takeshi è solo, all'interno del rifugio e in quel angolo di mondo che si è ritagliato per sé. Gli altri sono fuori e non è qualcosa di cui si cura. C'è solo lui, sé stesso e le sue domande.

I ricordi arrivano facilmente, al tempo in cui la propria casa era ancora nel Paese degli Dei. Nello stesso periodo in cui è ripiombata la città, solo a un oceano e un mondo di distanza.
Febbraio 2026. Il primo dei suoi compagni era già caduto? Gli pare di sì. Jiro. Quale splendida morte che incontrò! Alla sera tutti bevettero al suo coraggio, una vita nell'onore con una fine altrettanto degna. Miyake-sama disse poche parole, le necessarie, e tutti resero omaggio all'evento. Il Clan, il rappresentate della Prefettura, il Maggiore Okada, i rappresentanti del distretto, la famiglia salvata. Tutti.
Tutti a onorare l'atto di una persona che, attraverso la sola volontà, aveva protetto una famiglia di kami. O di superumani, come piace dire negli USA. Ah, le benedizioni del monaco! Di certo la sua anima fu tutelata e accompagnata nel suo prossimo viaggio, dopo tanta gratitudine e preghiere di augurio.

Ma qui, non è il Giappone. Takeshi percepisce solo rimorsi tra i sopravvissuti. Rimpianti. Persone che stringono a sé certi sentimenti come se fossero un tesoro, anche quando questi stessi scavano, rodono e fanno marcire l'animo. Un sacco di paura.
Qui non si usa esaltare i ricordi. I morti sono solo morti e chi è vivo rimane con l'amarezza della solitudine. Alcuni chiudono tutto in un angolo della memoria, illudendosi di dimenticare. Altri si buttano su un'altra emozione qualsiasi, una qualsiasi impresa o rapporto con gli altri, augurandosi che l'intensità distragga e regali un attimo di pace. Tanta speranza e tanta paura.
Tanti sforzi, anche se poi tutto torna come prima. I ricordi non scompaiono. Le emozioni non spariscono. La vita non si può fuggire, non si può dimenticare, solo accettare. Le cose cambiano.

La fronte dell'uomo si corruga, espressione della propria perplessità. Come si può vivere nell'illusione che le cose continuino per sempre? Ogni cosa che esiste ha un inizio e una fine. Non è proprio perché gli attimi sono unici, irripetibili, che vale la pena di viverli?
Ogni cosa può peggiorare, nauseare o diventare insopportabile. Si invecchia, si diventa fragili e infine si muore. Non accettarlo perché è doloroso è come rifiutare la vita stessa.

Passano gli istanti. Qualche esplosione in lontananza, cose da poco. Il vento porta sempre rumori lontani, echi. Takeshi fa un respiro profondo, cercando di sgombrare la mente.

Qualcuno gli ha detto che gli è facile pensare così. Lui non era in città, non deve misurarsi con i morti ritornati in vita. E' vero, ora più che mai è uno straniero. Un estraneo.
Eppure non riesce a capire. Non capisce come si possa esaltare la memoria dei morti creando caos e struggendosi nel dolore. Se la loro vita e morte ispirano solo sentimenti negativi, come si potrà mai dire che furono grandi persone? Che influenzarono il mondo in positivo con la loro esistenza?


Eppure nemmeno troppo tempo fa, forse avrebbe capito e pensato le stesse cose. Subito dopo la guerra. Quando il colpo era ancora fresco e il vuoto insondabile. Ma non ora.
Onestà nella Via significa anche mettere a nudo sé stessi. Guardare profondamente nel proprio cuore, senza celare nulla. Accettare quello che si prova. Lasciare che il cuore sia un buon giudice, da incontrare senza vergogna.
E così Takeshi ha fatto la sua pace con i morti. Li ha lasciati al loro karma. Come potrebbe essere altrimenti? Ora loro sono rinati in un altro corpo. Oppure sono spiriti benigni che visitano le persone e infondono loro la stessa forza che hanno avuto in vita. Magari qualcuno è diventato un kami o ha visitato un'altra persona e le ha donato poteri straordinari.
Certo che loro sono andati avanti, Takeshi è andato avanti e tutti sono un fiume che scorre di continuo.


Arriva un sorriso sul volto, di pace e con un ché di divertito. Forse sta pretendendo troppo. Non lo diceva anche il Maestro?
"Devi avere più compassione di te stesso, poiché non sei perfetto e infallibile. Così come devi avere compassione degli altri, poiché anche nei loro sbagli si sforzano di vivere al meglio."

Non si può pretendere che le persone qui capiscano. Non sono abituati, non è la loro cultura e, come diceva il Maestro, fanno il loro meglio con ciò che hanno a disposizione.
Certo, come essere umano sente una grande tristezza di fronte a questo dolore. E' un vero peccato che molti non riescano a vivere nel presente, lasciando il passato al passato.
Ma non ha il potere di cambiare le persone. Anche ad averlo, non lo userebbe.

Non conosce la Verità. Conosce solo il modo per sondare e sconfiggere sé stesso.
Aspetterà. Avrà pazienza.
Quando arriverà il momento di parlare, dirà una buona parola.
Quando sarà l'occasione di agire, farà un gesto di aiuto.

Quando non si potrà avvicinare, il suo sguardo trasmetterà tutto il sostegno di cui è capace.
Quando non sarà più presente, le sue gesta toccheranno l'animo delle persone e avranno un eco.
Tale è la Via e non si può essere di meno. Takeshi riapre gli occhi e fa un respiro profondo.
E' ora di andare.